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giovedì 26 aprile 2018

Accadde Oggi. Il 26 aprile 1986 il disastro di Chernobyl.



Il 26 aprile 1986, a Chernobyl (attuale Ucraina) si verificò un terribile incidente nucleare;nell’edificio del reattore 4 della centrale ci fu un’esplosione che sviluppò radiazioni 200 volte superiori a quelle delle bombe atomiche americane. Le radiazioni investirono anche Danimarca, Scandinavia e persino l’Italia. Ancora oggi è impossibile sapere quante siano le effettive vittime dell’esplosione nucleare; il numero delle vittime immediate, quelle coinvolte nell'esplosione, è di 65, ma si calcola che almeno 4000 persone, nel corso degli anni, si siano ammalate di tumori riconducibili agli effetti delle radiazioni. Si stima inoltre che ancora in questi anni siano nati bambini già malati, da madri esposte alle radiazioni ancora prima di nascere. 

Il disastro di Chernobyl rimane, a distanza di oltre 30 anni, una delle più grandi tragedie mai avvenute: risulta "raggiunta e forse superata" solo da quella di Fukushima del 2011 e portò a un referendum, nel 1987, che disse NO al nucleare.



Tra note e parole: Laura Pausini




"Tra note e parole" di questa settimana è dedicato a Laura Pausini.

Laura Pausini, la forza della semplicità (di Fabrizio Bordone)
Si dice spesso che noi italiani siamo esterofili, sempre pronti a fare ponti d’oro per quegli artisti che arrivano da oltre frontiera. Quando nei primi anni sessanta esplose la Beatles-mania, qualunque articolo made in England era subito oggetto di venerazione, su un piano diverso, la stessa cosa avvenne dopo lo sbarco alleato e tutto ciò che era americano diventava ambito. Ma tutto il mondo è paese, questo preambolo serve per dire che in America Latina i cantanti italiani sono considerati i numeri uno, è una costante che si perpetua da sempre. 

Laura Pausini è tra questi, il successo e la fama che gode da quelle parti non ha paragoni in patria, la relativa facilità di incidere dischi in una lingua poco ostica come lo spagnolo aiuta molto. Per assecondare la sua passione per il canto, è stata agevolata dal padre che la portava con sé nelle serate di pianobar arrivando persino a formare un vero e proprio duo stabile e definito. La ragazzina ha una voce notevole, canta in modo naturale senza forzature, inevitabilmente conviene giocarsi la carta dei concorsi canori locali, una prassi comune che quantomeno serve a forgiarsi. Lo stesso padre la iscrive di nascosto al Festival di Castrocaro dove la futura Laura Pausini che conosciamo non arriva in finale. Sebbene vinca il concorso di selezione per accedere a Sanremo giovani, non viene convocata ma l’appuntamento con il destino è solo rimandato di poco. Siamo nel 1993 e, finalmente, Laura Pausini approda al Festival nella sezione giovani con un brano che parla di un amore adolescenziale finito, “La Solitudine”. Il brano vince, supera di una manciata di voti “Ma Non Ho Più La Mia Città” di Gerardina Trovato, una canzone che ha il solo torto, in senso positivo, di essere poco sanremese rispetto a quella della cantante romagnola. Con “La Solitudine”, Laura Pausini vola in cima alle classifiche, il pubblico apprezza quella che viene definita una canzone acqua e sapone eseguita dalla ragazza della porta accanto. La critica, nella sua espressione positiva lo giudica un brano semplice, interpretato da un’ottima voce che si destreggia con bravura in cambi di tonalità non semplici. Ma i commenti non risparmiano il fatto che si tratti del classico brano da Sanremo con un testo scontato e poco originale. Tuttavia, chi vince ha sempre ragione e la canzone diventa un tormentone ed un classico del pop melodico moderno, riservando a Laura Pausini onori e trionfi in mezzo mondo: “Marco se n'è andato e non ritorna più. Il treno delle sette e trenta senza lui è un cuore di metallo senza l'anima nel freddo del mattino grigio di città…”. “La Solitudine” viene incisa in diverse lingue e la Pausini ha sempre dichiarato di essere molto legata a questo brano per lei fondamentale. Ha solo diciannove anni Laura Pausini, da brava ragazza qual è, non tralascia di frequentare la scuola per diplomarsi in Arte e ceramiche, materia principe per la città di Faenza dove vive, per questo motivo il primo album omonimo viene inciso di notte. Il disco contiene un altro classico, “Non c’è” e “Mi Rubi L’Anima”, in duetto con Raf, mentre “Perché Non Torna Più” è dedicata a due amiche scomparse tragicamente in un incidente.

Da vincitrice delle giovani proposte, al Sanremo successivo partecipa con i big presentando “Strani Amori”, brano dato come favorito ma arrivato poi terzo. La ragazza della porta accanto, ha solo vent’anni, è diplomata e parte per l’estero, non come tanti coetanei che non trovano lavoro e cercano fortuna altrove bensì per sfruttare il momento favorevole dei mercati discografici d’oltreconfine. Inizia una sequela infinita di riconoscimenti e di dischi di platino e, album dopo album, singolo dopo singolo, il fenomeno Laura Pausini assume una dimensione internazionale di rilievo. Solamente al terzo album, raggiunge l’impressionante cifra di ottanta dischi di platino e qui bisogna aprire una parentesi. Se una volta il disco di platino significava aver venduto una quantità enorme di dischi, da diversi anni questo traguardo è rapportato al mercato di ogni singolo Paese; ci sono posti dove lo si può ottenere agevolmente ed altri dove l’impresa risulta più difficile ma rimane un dato inconfutabile: senza talento e sacrifici non si ottiene niente e comunque ottanta al terzo disco è un numero gigantesco.

Laura Pausini, obiettivamente non ha prodotto dei capolavori, il suo è un pop piuttosto commerciale, si avvale di buoni musicisti, è impegnativo incidere in tante lingue diverse ma il suo punto di forza è la semplicità, peculiarità amata dal pubblico e la sua vocalità forse anche troppo perfetta. Persona semplice quindi, genuina come la sua zona d’origine, anche autoironica e comunicativa come testimonia la buona riuscita del programma Tv con la strepitosa Paola Cortellesi, “Laura & Paola”. 
Ambasciatrice dell’Unicef, le sue iniziative benefiche di ogni genere sono incalcolabili così come le collaborazioni con altri artisti e le partecipazioni ad eventi musicali prestigiosi. Una ragazza umile, mai sfiorata dal gossip, mamma felice che nonostante i tanti anni passati a girare il mondo non ha mai rinnegato le proprie radici. Come dice in un recente, ennesimo successo, una donna innamorata della vita, una donna semplice che della semplicità ha fatto la sua forza: “Tu non sai cosa può fare una donna innamorata. Una donna innamorata della vita come me…”.

- venerdì alle 9:30
- sabato alle 19:15



mercoledì 25 aprile 2018

Laboratorio di Tomi Janezic su Psicodramma per il #NapoliTeatroFestival




Tomi Janežič propone per il secondo anno un workshop basato sullo psicodramma quale piattaforma per le diverse tecniche creative dell’attore e i molteplici princìpi sui quali si basano. I partecipanti selezionati hanno modo di esplorare le proprie specificità e potenzialità nei/dei processi creativi. Dall’altra parte, il laboratorio sperimenta l’applicazione di tecniche psico-drammatiche direttamente sul testo e sul personaggio teatrale. L’accento è posto sull’uso dello psicodramma quale strumento per superare le barriere personali e relazionali; sulle resistenze che si possono presentare quando ci confrontiamo con compiti creativi e quando esploriamo i princìpi basilari della recitazione in diversi sistemi (percepiti come opposti). Il focus si basa su esempi tratti dal metodo di Strasberg e di Cechov, introducendo l’applicazione delle tecniche dello psicodramma al processo creativo della recitazione come è uso creativo della teoria del ruolo, analisi attiva e creativa per esplorare la vita di un personaggio, le sue relazioni, le situazioni gli eventi, le circostanze date.

«Si crea tutti i giorni sul palcoscenico, e non si creano solo scene o spettacoli, si creano anche rapporti, creiamo anche noi stessi. Sicuramente si “costruisce” in teatro come “costruiamo” anche nella vita, anche se molte volte non ne siamo consapevoli». Tomi Janežič

martedì 24 aprile 2018

Voci della Resistenza: Vega Gori, "Ivana".




"Ivana racconta la sua Resistenza" racconta la sua Resistenza è un libro scritto da Vega "Ivana" Gori e Maria Cristina Mirabello (madre e figlia), uscito nel 2013 per le Edizioni Giacché. 

Vega Gori (il nome deriva dalla stella), “Ivana” nella lotta partigiana (perché il nome mi piaceva, dice la signora Gori) entra nella Resistenza spezzina a 17 anni, perché era il momento di decidere da quale parte stare e lei aveva deciso di rischiare in prima persona per combattere il regime fascista.
Era una brava dattilografa, sapeva andare in bici e fu “arruolata” per diffondere la stampa clandestina. 

Ogni giorno passava con la sua bici (da uomo) davanti al Palazzo della Prefettura fascista; lei carica di stampa clandestina, i due piantoni fascisti che si limitavano a fischiarle dietro, fino a che, per provocazione, decise di tingersi di rosso la camicetta. Ma niente, non successe nulla. I due giovanotti si limitarono a continuare a fischiarle dietro.

Tanto coraggio, un po’ d’incoscienza, ma la convinzione di fare la cosa giusta vincevano anche la normale paura. Vega è una ex ragazza, una donna come tante che hanno fatto la Storia, che hanno contribuito a cambiare l’Italia non meno degli uomini che andavano in guerra. 

La figlia, Maria Cristina Mirabello, ha raccontato che questo libro è frutto di una sorta di “braccio di ferro” tra lei e la madre, che si opponeva a questo progetto. Ma, per nostra fortuna, questa piccola “battaglia”, Vega l’ha persa e oggi la sua esperienza è patrimonio di tutti.

(Claudia Bertanza)

Faenza, la Bandabardò festeggia i 25 anni.




E' nata oggi ufficialmente a Faenza l'Associazione dei Familiari della Battaglia di Liberazione di Purocielo e Cà di Malanca con la Bandabardò che ha fatto da testimonial alla Libreria Moby Dick per la nascita di questa neonata realtà.


Tale neonata associazione, che nasce sulla spinta di numerose realtà familiari, principalmente quelle presenti a Cà di Malanca , oggi Museo della Resistenza di grande rilevanza, quali le Famiglie Tozzi , Sangiorgi e Visani, e tante altre, vuole proseguire in un periodo significativo come questo nella valorizzazione del ruolo delle Famiglie nella Lotta di Liberazione dal Nazifascismo portando il suo contributo di idee e proposte tenendo viva la memoria di tali Famiglie - oltre 50 quelle invitate, avvisate e coinvolte in tale progetto - e delle Famiglie che in tutta Italia hanno fornito un appoggio logistico e strategico fondamentale ai Partigiani per la Liberazione dell’Italia dalla Dittatura verso la Democrazia.


Oggi, riunitisi per ricordare la Liberazione, alla Libreria Moby Dick di Faenza l'Associazione con il Presidente Giuliano Visani e i rappresentanti Rino Tozzi e Adriana Visani e Giordano Sangiorgi, tra i presenti, hanno premiato i 25 anni di Musica Resistente della Bandabardò che celebrò i suoi 20 anni di attività proprio al MEI di Faenza del 2013 con oltre 10 mila presenze in Piazza del Popolo e che di fronte alla bellezza della Piazza del Popolo e della Piazza del Duomo di Faenza ha espresso tutto il suo apprezzamento per Faenza e la bellezza del suo centro e la sua animosità quando vi è il Meeting delle Etichette Indipendenti, al quale hanno partecipato numerose volte.



Nella foto i rappresentanti dell'Associazione consegnano la Targa alla Bandabardò per i 25 anni di Musica Resistente realizzata dalla Casa della Musica, Mei e AudioCoop che con il cantante Enriquez, leader e frontman della band a nome di tutto il gruppo ha dichiarato : "Oggi come cittadini siamo soddisfatti di ricevere questo premio che tiene viva la memoria della Battaglia di Liberazione dal Nazifascismo, una tematica che ci ha sempre contraddistinto nelle nostre musiche e anche in alcuni particolari progetti sui temi della Resistenza realizzati con altre band e siamo ben lieti di essere i testimonial della nascita di tale Associazione che vuole tenere viva la memoria delle Famiglie che hanno lottato per la Liberazione dal Nazifascismo".



"Dopo questa consegna" ha dichiarato Giuliano Visani Presidente dell'Associazione "lavoreremo a fianco dei Comuni dell'Unione Romagna Faentina e delle Anpi per ricordare le tante famiglie che a Purocielo e a Cà di Malanca hanno lottato per la Liberazione, dopo aver posto l'anno scorso la prima targa proprio a Cà di Malanca".

Gatta Cenerentola, nella colonna sonora il brano "Napule", di Federico Odling e Roberto del Gaudio


Prosegue il successo di “Gatta Cenerentola”, lo straordinario lungometraggio di animazione di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, che fa rivivere l’antica fiaba di Giambattista Basile in una Napoli futuristica e visionaria. Dopo la presentazione alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film ha continuato a raccogliere consensi di pubblico e critica, fino al successo dei David di Donatello 2018, dove si è presentato con sei nomination venendo infine premiato per la Migliore Produzione e per i Migliori Effetti Digitali.


Nella colonna sonora di “Gatta Cenerentola” è presente anche il brano Napule, scritto e composto da Federico Odling e Roberto del Gaudio, interpretato dai Virtuosi di San Martino insieme a Massimiliano Gallo.



Attivi fin dal 1994, i Virtuosi di San Martino hanno creato la loro formula artistica a cavallo tra teatro e musica, unendo le sonorità e le forme provenienti dal mondo classico e tradizionale a veri e propri momenti di avanspettacolo, attraverso intuizioni imprevedibili e inattese. La visione artistica dei Virtuosi di San Martino è perfettamente racchiusa in Napule, brano che pare voler richiamare nelle musiche le atmosfere tipiche di una canzone popolare anni’30, per poi sorprendere con il suo testo irriverente e dissacrante, nel quale vengono messi in gioco tutti i luoghi comuni con i quali più spesso Napoli viene associata. Così, tra qualcuno che dà fuoco all’immondizia, tre quaglioni che fanno una rapina, la nube di diossina che è arrivata a Mergellina, abitanti mariuoli e fetenti, i Virtuosi di San Martino con il loro coro chiosano la canzone facendo il verso al contempo alla città e ai suoi detrattori.


Roberto Del Gaudio, attore, cantante, drammaturgo, regista è cofondatore dei Virtuosi di San Martino. Già collaboratore del Corriere del Mezzogiorno e di Metrovie (Il Manifesto), Del Gaudio ha pubblicato Medea Marturano (Guida 2004) e, con Gianluca Giannini e Nicola Russo, Dialoghi eretici (Il Nuovo Melangolo 2014).

Federico Odling, compositore, violoncellista e direttore d’orchestra. Diplomato al Conservatorio di Genova, è cofondatore dei Virtuosi di San Martinoper i quali è autore dell’intero repertorio. Svolge inoltre l’attività di compositore per il teatro e per il cinema collaborando con diverse personalità artistiche (Teatri Uniti, Renato Carpentieri, Edoardo Erba, Maria Amelia Monti, Antonio Capuano …).

La colonna sonora di “Gatta Cenerentola”, pubblicata da Ala Bianca, è disponibile in CD e in doppio vinile da collezione, oltre che in digitale presso tutti i principali store e servizi streaming.

lunedì 23 aprile 2018

Premio Bindi 2018, ultimi giorni per iscriversi.




Mancano pochi giorni alla scadenza del bando di concorso del Premio Bindi 2018, uno dei più affermati concorsi e festival italiani dedicati alla canzone d’autore, intitolato a Umberto Bindi, indimenticato cantautore genovese, e che si svolge a Santa Margherita Ligure (Ge).

L’iscrizione è gratuita. La domanda deve essere spedita entro e non oltre il 1° maggio 2018 esclusivamente tramite il sito www.premiobindi.com nell’apposita sezione. Sul sito è disponibile anche il bando completo del concorso con il dettaglio dei vari premi.

Caratteristica del Premio Bindi è quella di non premiare una singola canzone, ma l'artista nel suo complesso, dal momento che tutti i finalisti avranno modo di eseguire quattro canzoni, tre proprie e una cover.

Il 1° classificato riceverà una targa di riconoscimento e una borsa di studio di 1000 euro. Ma molti altri sono i premi in palio, come la “Targa Giorgio Calabrese” al miglior autore, assegnata in collaborazione con Warner Chappell Music Italiana, e la “Targa Beppe Quirici” al miglior arrangiamento e composizione musicale

Il concorso è riservato a singoli o band che compongano le proprie canzoni. Non ci sono preclusioni per il tipo di proposte artistiche, da quelle stilisticamente più tradizionali a quelle più innovative. Fra tutti gli iscritti, una commissione selezionerà dieci artisti che si esibiranno nella finale del 7 luglio 2018 a Santa Margherita Ligure, di fronte ad una prestigiosa giuria composta da musicisti, giornalisti e addetti ai lavori.

Sono molti ormai i vincitori del Premio Bindi, giunto alla 14a edizione, ad essersi affermati nel mondo della musica, da Mirkoeilcane a Zibba, Quest’ultimo dall’anno scorso è il direttore artistico del Premio, che si svolgerà dal 6 all’8 luglio e, oltre al concorso, ospiterà presentazioni, live e showcase.

Le scorse edizioni del Premio sono state vinte da Lomè (2005), Federico Sirianni (2006), Chiara Morucci (2007), Paola Angeli (2008), Piji (2009), Roberto Amadè (2010), Zibba (2011), Fabrizio Casalino (2012), Equ (2013), Cristina Nico (2014), Gabriella Martinelli (2015), Mirkoeilcane (2016), Roberta Giallo (2017).



Il Premio Bindi è sostenuto dal contributo del Comune di Santa Margherita Ligure, della Regione Liguria e della SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

Il Sindaco di Santa Margherita Ligure, Paolo Donadoni, ha dichiarato: “Santa Margherita Ligure città della musica grazie ai suoi concerti, ai suoi festival, ai corsi di perfezionamento a Villa Durazzo. Città della musica grazie al Premio Bindi che ha saputo scoprire talenti ma che soprattutto dà un’occasione ai giovani artisti emergenti. Buon lavoro a tutti in primis al direttore artistico Zibba”.



Per maggiori informazioni:

Associazione Culturale Le Muse Novae – Tel 0185-311603 – www.premiobindi.com -